Diceva Enrico Berlinguer “Credo sia sempre più forte il bisogno di reinvestire
la politica di pensieri lunghi, di progetti”.
Cito Berlinguer perché, pur non essendo mai stato comunista, sento di dovere
a lui come ad Aldo Moro e a Carlo Donat- Cattin molto della mia formazione politica.
Figure come queste, tra loro diversissime, incarnano, a mio parere almeno tre
delle doti che chi si vuole mettere al servizio della cosa pubblica debba necessariamente
possedere: l’onestà (non solo intellettuale), l’intransigenza dei valori accompagnata
dalla capacità di non rimanere pregiudizialmente arroccati sulle proprie posizioni,
dialogando sempre e comunque anche con coloro che portano avanti idee apparentemente
incompatibili. In ultimo, la dote più preziosa perché rara, che questi tre uomini
hanno avuto è stata la capacità di immaginare scenari futuri e di fare proposte
politiche di largo respiro.
La politica deve pensare avanti, deve riuscire a cogliere i segnali di ciò che
cambia e di come evolve, deve provare a dominare i processi e non a subirli. Questa
visione, se messa a confronto con le politiche asfittiche e gli interventi tampone
del governo Berlusconi, mi fa rimpiangere uomini come loro e mi rafforza nella
scelta della coalizione di centro-sinistra, erede delle loro idee.
A questo proposito, il 30 agosto scorso Francesco Rutelli ha convocato una conferenza
stampa sui temi dell’energia (la data è da rimarcare perché segna l’inizio dei
lavori dopo la pausa estiva ed è significativo che la Margherita abbia scelto
proprio questo argomento).
Nel corso della conferenza stampa, la Margherita, rappresentata anche dai capi
dipartimento Letta e Realacci, ha promosso per il 12 ottobre 2004 una conferenza
nazionale sull’energia per confrontare le proprie proposte con le altre forze
politiche, gli operatori del settore, gli studiosi della materia e i consumatori.
La proposta che è stata descritta è un progetto di ampio respiro; è uno di quei
pensieri lunghi di cui dovrebbe nutrirsi la politica.
I dati da cui muove la Mergherita sono in gran parte noti: il prezzo del petrolio
che pesa sulle tasche di cittadini ed imprese (e quindi di nuovo su quelle dei
consumatori finali), l’aumento dei consumi e delle emissioni di anidride carbonica,
il rischio black out, la scarsa crescita delle fonti rinnovabili.
Se a tutto ciò aggiungiamo altri due fattori, l’uno interno (la solo parziale
liberalizzazione del mercato dell’energia in mano a soggetti sostanzialmente monopolisti),
l’altro di congiuntura (la lenta trasformazione del mercato dei combustibili fossili,
petrolio in primis, che vede una contrazione dell’offerta e un costante aumento
della domanda dovuto alla crescita di alcuni grandi paesi come la Cina e l’India),
il quadro è fatto, ed è a tinte fosche.
È necessario un piano straordinario per l’energia che impegni il nostro Paese
per i prossimi 15-20 anni. È una necessità ineludibile da percorrere per amore
(dell’ambiente e della salute dei cittadini, perché i combustibili fossili sono
fortemente inquinanti) o per calcolato interesse (perché sull’energia, sui suoi
costi e sulla dipendenza dal petrolio, si gioca la sfida della competitività del
sistema Paese per i prossimi decenni).
Il Paese si aspetta un Piano Energetico Nazionale e la proposta della Margherita
va esattamente in questo senso. I cinque punti che seguono la riassumono per sommi
capi:
1.l’energia deve tornare ad essere materia di competenza dello Stato. Con la
riforma del titolo V della Costituzione l’energia è infatti divenuta materia di
legislazione concorrente tra Stato e Regioni. Quanto avvenuto negli ultimi anni
costringe, però, a ripensare la scelta fatta a suo tempo e impone che ritorni
allo Stato la competenze legislativa esclusiva in materia di produzione distribuzione
dell’energia; la localizzazione dei siti produttivi continuerà a vedere il pieno
coinvolgimento degli Enti Locali nella scelta dei luoghi ove impiantare nuove
centrali.
2.è necessario rilanciare la ricerca scientifica e favorire l’innovazione tecnologica
per rendere l’Italia più competitiva. Bisogna favorire gli investimenti legati
all’uso razionale delle risorse energetiche, all’aumento dell’efficienza produttiva
degli impianti e alla ricerca sulle fonti rinnovabili e sulle energie pulite.
La Margherita propone incentivi fiscali per le imprese che investano in ricerca
sulle energie rinnovabili, sul risparmio e sull’efficienza energetica. Verrà inoltre
rilanciata la proposta del premio Nobel Rubbia di destinare l’1% delle entrate
fiscali dell’energia per finanziare un programma nazionale di ricerca sull’efficienza
energetica e sulle energie rinnovabili.
3.un’ulteriore proposta attiene la piena liberalizzazione del settore, attraverso
l’innalzamento del tetto antitrus che costringa Enel e Snam rete gas a cedere
ad altri operatori parte dei propri impianti
4.un altro "pensiero lungo" riguarda la strategia di lungo periodo per ridurre
la dipendenza energetica, diversificando le fonti. Si stima infatti che la tra
il 2020 e il 2030 dipendenza dell’Unione Europea dal petrolio supererà il 70%;
alla luce anche delle difficili condizioni geo-politiche dell’area medio-orientale
e dell’instabilità politica di altri grandi produttori come Algeria, Nigeria e
Venezuela, si capisce come si renda oggi necessaria una strategia di lungo periodo
per affrancarsi dal petrolio (la tale diminuzione avrebbe anche benefici effetti
sulla quantità di emissioni nocive per l’ambiente). La strategia immaginata dalla
Margherita prevede interventi nel campo di un recupero di efficienza produttiva,
di incremento delle fonti rinnovabili, di incentivo alla diffusione del solare
termico, del bio-diesel e del bio-etanolo, del fotovoltaico e dell’idrogeno.
5.in ultimo, ma non per importanza, la Margherita propone un meccanismo automatico
sull’imposizione fiscale (accise+IVA) di salvaguardia del consumatore rispetto
alla volatilità del prezzo del petrolio e di conseguenza del prezzo dei carburanti
per autotrazione; è sotto gli occhi di tutti come i prezzi alla pompa di benzine
e gasoli rincarino in tempo reale al salire del prezzo del greggio e di come tali
prezzi non si riducano con altrettanta velocità al decrescere dell’“oro nero”.
Il nostro Paese ha bisogno di proposte concrete, e proposte come questa devono
far parte del programma della coalizione che nel 2006 si presenterà quale alternativa
di governo alla Casa delle Libertà.
I cittadini italiani, delusi dal governo Berlusconi, attendono dal centro sinistra
progetti di sviluppo e benessere, interventi concreti e cantierabili, benefici
per tutti e non solo per i soliti pochi che hanno tratto vantaggio dalle scelte
politiche di Berlusconi e dei suoi ministri.
I pensieri lunghi come questo servono anche a far tornare la stagione della speranza.