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31-08-2004
Una visione strategica delle politiche dell’energia
autore: Diego Demetrio


Una visione strategica delle politiche dell’energia

Diceva Enrico Berlinguer “Credo sia sempre più forte il bisogno di reinvestire la politica di pensieri lunghi, di progetti”.
Cito Berlinguer perché, pur non essendo mai stato comunista, sento di dovere a lui come ad Aldo Moro e a Carlo Donat- Cattin molto della mia formazione politica.
Figure come queste, tra loro diversissime, incarnano, a mio parere almeno tre delle doti che chi si vuole mettere al servizio della cosa pubblica debba necessariamente possedere: l’onestà (non solo intellettuale), l’intransigenza dei valori accompagnata dalla capacità di non rimanere pregiudizialmente arroccati sulle proprie posizioni, dialogando sempre e comunque anche con coloro che portano avanti idee apparentemente incompatibili. In ultimo, la dote più preziosa perché rara, che questi tre uomini hanno avuto è stata la capacità di immaginare scenari futuri e di fare proposte politiche di largo respiro.
La politica deve pensare avanti, deve riuscire a cogliere i segnali di ciò che cambia e di come evolve, deve provare a dominare i processi e non a subirli. Questa visione, se messa a confronto con le politiche asfittiche e gli interventi tampone del governo Berlusconi, mi fa rimpiangere uomini come loro e mi rafforza nella scelta della coalizione di centro-sinistra, erede delle loro idee.
A questo proposito, il 30 agosto scorso Francesco Rutelli ha convocato una conferenza stampa sui temi dell’energia (la data è da rimarcare perché segna l’inizio dei lavori dopo la pausa estiva ed è significativo che la Margherita abbia scelto proprio questo argomento).
Nel corso della conferenza stampa, la Margherita, rappresentata anche dai capi dipartimento Letta e Realacci, ha promosso per il 12 ottobre 2004 una conferenza nazionale sull’energia per confrontare le proprie proposte con le altre forze politiche, gli operatori del settore, gli studiosi della materia e i consumatori.
La proposta che è stata descritta è un progetto di ampio respiro; è uno di quei pensieri lunghi di cui dovrebbe nutrirsi la politica.
I dati da cui muove la Mergherita sono in gran parte noti: il prezzo del petrolio che pesa sulle tasche di cittadini ed imprese (e quindi di nuovo su quelle dei consumatori finali), l’aumento dei consumi e delle emissioni di anidride carbonica, il rischio black out, la scarsa crescita delle fonti rinnovabili.
Se a tutto ciò aggiungiamo altri due fattori, l’uno interno (la solo parziale liberalizzazione del mercato dell’energia in mano a soggetti sostanzialmente monopolisti), l’altro di congiuntura (la lenta trasformazione del mercato dei combustibili fossili, petrolio in primis, che vede una contrazione dell’offerta e un costante aumento della domanda dovuto alla crescita di alcuni grandi paesi come la Cina e l’India), il quadro è fatto, ed è a tinte fosche.
È necessario un piano straordinario per l’energia che impegni il nostro Paese per i prossimi 15-20 anni. È una necessità ineludibile da percorrere per amore (dell’ambiente e della salute dei cittadini, perché i combustibili fossili sono fortemente inquinanti) o per calcolato interesse (perché sull’energia, sui suoi costi e sulla dipendenza dal petrolio, si gioca la sfida della competitività del sistema Paese per i prossimi decenni).
Il Paese si aspetta un Piano Energetico Nazionale e la proposta della Margherita va esattamente in questo senso. I cinque punti che seguono la riassumono per sommi capi:
1.l’energia deve tornare ad essere materia di competenza dello Stato. Con la riforma del titolo V della Costituzione l’energia è infatti divenuta materia di legislazione concorrente tra Stato e Regioni. Quanto avvenuto negli ultimi anni costringe, però, a ripensare la scelta fatta a suo tempo e impone che ritorni allo Stato la competenze legislativa esclusiva in materia di produzione distribuzione dell’energia; la localizzazione dei siti produttivi continuerà a vedere il pieno coinvolgimento degli Enti Locali nella scelta dei luoghi ove impiantare nuove centrali.
2.è necessario rilanciare la ricerca scientifica e favorire l’innovazione tecnologica per rendere l’Italia più competitiva. Bisogna favorire gli investimenti legati all’uso razionale delle risorse energetiche, all’aumento dell’efficienza produttiva degli impianti e alla ricerca sulle fonti rinnovabili e sulle energie pulite. La Margherita propone incentivi fiscali per le imprese che investano in ricerca sulle energie rinnovabili, sul risparmio e sull’efficienza energetica. Verrà inoltre rilanciata la proposta del premio Nobel Rubbia di destinare l’1% delle entrate fiscali dell’energia per finanziare un programma nazionale di ricerca sull’efficienza energetica e sulle energie rinnovabili.
3.un’ulteriore proposta attiene la piena liberalizzazione del settore, attraverso l’innalzamento del tetto antitrus che costringa Enel e Snam rete gas a cedere ad altri operatori parte dei propri impianti
4.un altro "pensiero lungo" riguarda la strategia di lungo periodo per ridurre la dipendenza energetica, diversificando le fonti. Si stima infatti che la tra il 2020 e il 2030 dipendenza dell’Unione Europea dal petrolio supererà il 70%; alla luce anche delle difficili condizioni geo-politiche dell’area medio-orientale e dell’instabilità politica di altri grandi produttori come Algeria, Nigeria e Venezuela, si capisce come si renda oggi necessaria una strategia di lungo periodo per affrancarsi dal petrolio (la tale diminuzione avrebbe anche benefici effetti sulla quantità di emissioni nocive per l’ambiente). La strategia immaginata dalla Margherita prevede interventi nel campo di un recupero di efficienza produttiva, di incremento delle fonti rinnovabili, di incentivo alla diffusione del solare termico, del bio-diesel e del bio-etanolo, del fotovoltaico e dell’idrogeno.
5.in ultimo, ma non per importanza, la Margherita propone un meccanismo automatico sull’imposizione fiscale (accise+IVA) di salvaguardia del consumatore rispetto alla volatilità del prezzo del petrolio e di conseguenza del prezzo dei carburanti per autotrazione; è sotto gli occhi di tutti come i prezzi alla pompa di benzine e gasoli rincarino in tempo reale al salire del prezzo del greggio e di come tali prezzi non si riducano con altrettanta velocità al decrescere dell’“oro nero”.

Il nostro Paese ha bisogno di proposte concrete, e proposte come questa devono far parte del programma della coalizione che nel 2006 si presenterà quale alternativa di governo alla Casa delle Libertà.
I cittadini italiani, delusi dal governo Berlusconi, attendono dal centro sinistra progetti di sviluppo e benessere, interventi concreti e cantierabili, benefici per tutti e non solo per i soliti pochi che hanno tratto vantaggio dalle scelte politiche di Berlusconi e dei suoi ministri.
I pensieri lunghi come questo servono anche a far tornare la stagione della speranza.

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