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06-08-2004
Due sfide alla Convenzione
autore: Alberto Gambino
Indice dell'articolo
pag. 1 Due sfide alla Convenzione
pag. 2 Due sfide alla Convenzione
Due sfide alla Convenzione
L'Europa si fonda sulle radici cristiane di un insieme di popoli che si
sono implementate in espressioni culturali, artistiche, sociali;
se le Costituzioni sono la carta di identità di una comunità,
anche il trattato costituzionale dell’Europa dovrà definire quali
sono i suoi elementi qualificanti .Ci si domanda: ma il
richiamo alle radici cristiane, è necessario inserirlo? Non potrebbe
essere un elemento di chiusura, come se si volesse, in prospettiva, far
diventare l’Europa uno stato confessionale, non aperto alle altre
culture, alle altre religioni? Direi che nulla di più fuorviante vi è
in questa interpretazione. Un richiamo alle radici non è un
richiamo all'impostazione filosofica di una organizzazione
istituzionale; è un richiamo storico, è una constatazione di fatto che
indica come nasce quel popolo, come nascono quei popoli e il perché
quei popoli sono e saranno capaci di integrarsi tra loro. Non è un caso
che i profeti dell'Europa furono tutti figli della cristianità:
Schumann, Adenauer, De Gasperi, Monet. Non fu un caso! E questo
deve farci riflettere: un'identità non implica una chiusura. E
aggiungo: le radici cristiane sono un segno di grande apertura e la
storia lo ha dimostrato. Quale continente più dell'Europa è permeabile
anche ad altre culture religiose? Nessun- continente, nessun altro
paese, neanche gli Stati Uniti d'America. Perché il cristianesimo è la
religione dell'uomo; per chi crede non vi è assolutamente alcuna
distinzione fra valori cristiani e valori umani: coincidono! Anzi dirò
di più: quando un valore cristiano diventa antiumano non è più
cristiano. E allora quale garanzia migliore si ha in prospettiva,
in un'ottica di apertura verso gli altri, se non un richiamo a
quelle radici che sono espressione di umanità come le radici cristiane?
Qui si tratta di vedere dove collocarle, se nel Preambolo, cioè
nell’introduzione della Costituzione, o nell'articolato dove si
definiscono le norme, gli articoli che disegnano l'assetto dell'Europa.
Probabilmente è più opportuno metterle nella parte introduttiva,
proprio perché sono un richiamo storico e comunque di prospettiva,
programmatica direi. Altro problema è invece quello del richiamo a Dio,
alla religione, che è problema diverso dalle radici storiche di un
popolo, dalla carta d'identità di un popolo. Quello del rapporto con
Dio è un richiamo proprio dell'uomo, prescinde dalle singole storie dei
popoli e dell'umanità. Su questo tema si è aperto un dibattito
probabilmente ancora più forte rispetto a quello delle radici
cristiane: se inserire una menzione espressa di Dio; come inserirla. Se
invece inserire semplicemente un richiamo alle religioni o se invece
non inserire nulla come nella Dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo del '48 e nella Carta Europea dei diritti fondamentali, dove
vi è un semplice richiamo alla libertà religiosa. Da questo punto di
vista il motivo per cui si ritiene che non debba essere inserito un
richiamo a Dio, si dice che sia legato al fatto che lo Stato, la
Comunità, l'unione degli Stati deve rispettare il principio della
laicità. C'è una forte confusione tra laicità e laicismo, laddove
il richiamo viene rifiutato dal laicista come una degenerazione del
principio di laicità. Attenzione: il singolo politico può proporre una
legge che si rifà anche ad un'ispirazione cristiana, malo fa con la
mediazione di ragioni umane, sociali, politiche. Che il politico possa
conformare la propria scelta, i propri motivi di voto alla sua
ispirazione cristiana non significa tradire il principio di laicità,
significa rispettarlo in modo che quella scelta politicamente discenda
da una opzione personale, dalla volontà personale, quindi dalla
impostazione del singolo, della persona; e ci mancherebbe che non
si possa avere un'ispirazione, un richiamo e da quel richiamo far
discendere anche le scelte politiche! Altro è dire, invece, che
le leggi dello Stato debbano conformarsi necessariamente a quella
impostazione religiosa, che è tutta un'altra cosa. Questo sì sarebbe
tradire il principio di laicità.
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