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02-12-2004
La riforma della Costituzione:
un incontro con Leopoldo Elia
autore: Fabio Silvestri
In un momento storico- politico nel quale la riflessione sul costituzionalismo
appare essere tornata di grande attualità, anche in conseguenza del dibattito
che si è aperto intorno alle prospettive ed ai meccanismi di revisione dell’attuale
Carta costituzionale della Repubblica italiana, alcuni temi di fondamentale importanza
sotto il profilo, per l'appunto, giuridico- costituzionale, ed alcuni concetti
chiave che regolano l’articolata dinamica del patto sociale hanno costituito l’oggetto
privilegiato di un incontro promosso dal “Laboratorio per la polis”, nell’ambito
del seminario di formazione politica organizzato dalla medesima associazione.
Del resto, l’attenzione particolare che questa associazione, sin dalla sua formazione,
ha dedicato alla difesa, soprattutto sul piano etico e culturale, di quei valori
costituzionali che costituiscono il fondamento dell’intera costruzione repubblicana,
non poteva non stimolare la discussione anche sui problemi della democrazia, della
rappresentanza e, più in particolare, sulle delicate questioni della legittimazione
e della limitazione del potere politico.
Su questi temi, quindi, abbiamo voluto rivolgere alcune domande al Prof. Leopoldo
Elia, personalità di grande rilievo politico e culturale che ha vissuto direttamente
la vicenda storica di molte istituzioni repubblicane ricoprendo, per lungo tempo,
anche la carica di Presidente della Corte Costituzionale, e che, insieme ad Oscar
Luigi Scalfaro, Adriano Ossicini, Giuliano Amato, Francesco Gui e a molti altri,
è tra i docenti del seminario di studi politici che si svolge nella suggestiva
cornice romana dell’Istituto Santa Maria dei Filippini.
Professor Elia, vogliamo partire da alcune considerazioni generali sull’attuale
disputa in materia di revisione costituzionale?
Oggi, chi si accosta ai grandi problemi della legittimazione e della limitazione
del potere politico, finisce quasi inevitabilmente per incontrare alcune difficoltà
ed alcuni equivoci di fondo, frutto anche della confusione provocata, sul piano
del diritto costituzionale, dai prolungati tentativi, che si sono avuti dal 1984
ad oggi, di attuare un processo di revisione costituzionale che rischia, in qualche
misura, di logorare e rimettere in discussione l’intero impianto complessivo della
nostra Costituzione. In questo senso molte formule, ad esempio quelle proposte
da Sartori, appaiono piuttosto sconcertanti.
Quali sono alcuni dei principali problemi con i quali il costituzionalismo si
trova a fare i conti?
In primo luogo, si pone il problema di evitare di concentrare potere ed esercizio
del potere stesso in un unico titolare, in quanto il pluralismo istituzionale,
cioè la distribuzione istituzionale di potere, costituisce un principio basilare,
anche per l’indipendenza dell’ordine giudiziario. Inoltre, tale principio di fondo
del costituzionalismo ha anche il valore, non secondario, di mantenere in qualche
modo aperto il canale tra esercizio del potere e cittadini. Naturalmente, accertare
la tutela di questo principio è alquanto difficile, anche se noi possiamo fare
riferimento ad una formula di governo parlamentare che assolve, tra l’altro, ad
una precisa funzione pluralista.
Quali potrebbero essere, Professore, i possibili riferimenti storici per un’eventuale
cambiamento della forma di governo?
Tanto per fare un esempio, per un certo periodo si è pensato ad una possibile
revisione costituzionale in senso pluralista ispirata anche al modello statunitense,
dove il Presidente è separato dal Congresso, non può scogliere le Camere, e dove,
a sua volta, il Congresso non può sfiduciare il Presidente stesso. Ma ci si è
interrogati anche sul modello proprio della Quinta repubblica francese, dove il
Presidente, tra l’altro, può sciogliere l’Assemblea Nazionale, e dove elezioni
distinte permettono frequenti casi di “coabitazione”. Si è discusso, inoltre,
anche del sistema israeliano, dove le sorti della Knesset sono legate a quelle
del capo del governo. Tutti esempi, questi, di sistemi che, sebbene non parlamentari,
garantiscono un certo equilibrio dei poteri.
Quali limiti incontra il principio dell’equilibrio e della pluralità istituzionale?
Il principio di pluralismo, o pluralità istituzionale, deve essere contemperato
con esigenze di stabilità, efficienza e rispetto del patto elettorale. Ma il vero
problema è stabilire, su questo piano, dove fermarsi. Il costituzionalismo, difatti,
impone limiti ad una ricerca senza confini dell’efficienza, e richiede di tenere
conto del fatto che la storia non si ferma al giorno delle elezioni, per cui si
devono trovare delle formule per far valere alcune esigenze elaborate in più di
due secoli di storia delle istituzioni democratiche.
Possiamo fare un esempio?
Questi limiti investono le “norme antiribaltone”, che sono diverse a livello
locale ed a livello nazionale. Certe cose si possono tollerare a livello locale,
nelle forme semplificate che esso prevede, ma non a livello nazionale. Non si
tratta di un passaggio direttamente logico, perché la complessità di quest’ultimo
non può essere sottoposta alla minaccia del ritorno agli elettori. Così si corre
il rischio di esautorare il Capo dello Stato ed il Parlamento, nonché di distorcere
delle norme legislative che contrastano con la Costituzione. C’è qualcosa che
supera la fissità del potere del Primo Ministro. In questo senso, occorre ricordare
Rousseau il quale diceva che gli inglesi erano liberi al momento del voto, ma
schiavi nel quinquennio successivo.
In conclusione, Professor Elia, qual è la grande sfida di oggi?
In primo luogo, occorre evitare di portare l’Italia ad un governo blindato che
sacrifica tutto il resto all’esercizio del potere, differenziando, inoltre, anche
il potere dei singoli deputati, e creando una situazione senza precedenti nei
principi parlamentari e nei loro delicati principi di pluralismo. Al contrario,
di deve promuovere una riforma che garantisca efficienza e durata, ma senza chiusure
in nome dell’attuazione esclusiva del programma di governo. In sostanza, il problema
principale è quello di evitare la concentrazione di eccessivo potere nelle mai
di un unico organo titolare del potere esecutivo, come questo progetto di riforma
finirebbe per fare. Occorre dunque scongiurare tentativi che ignorano i fondamentali
principi del costituzionalismo, sebbene i segnali che abbiamo in questo senso
siano preoccupanti e tali da farci riflettere profondamente.
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