Domandarsi, oggi, di fronte al crollo delle ideologie e di fronte ad una gravissima
crisi, prima ancora che del sistema dei partiti, dello stesso agire politico,
se sia ancora possibile vivere l’impegno in politica come profonda passione personale,
e come tensione etica e morale, costituisce uno di quegli interrogativi ai quali
appare sempre più difficile sottrarsi. Soprattutto, quando a porsi un interrogativo
di questo peso è un seminario che si prefigge lo scopo, meritorio, di formare
alla politica, e cioè all’agire nella società e per la società, le generazioni
più giovani. Le quali, per tutta una serie di ampie e complesse ragioni storiche
e politiche, si sono trovate a fare i conti, finendo in qualche modo anche con
l’introiettarlo, con un modello di riferimento in cui la politica sembra ridursi,
drammaticamente, a pragmatico rapporto di forze ed a conquista del consenso attraverso
modalità e strategie mutuate da sistemi “altri” dalla politica.
Ebbene, proprio “la politica come passione” è stato il tema del primo incontro
del seminario di formazione politica organizzato dal Laboratorio per la Polis,
anche allo scopo di promuovere una riflessione, specialmente nell’ attuale fase
di profondo disorientamento soprattutto culturale, su quali possano essere gli
obiettivi, gli strumenti e le prospettive della futura azione politica. E che
non si dia futuro senza una piena consapevolezza storica del proprio passato è
stata la prima importante indicazione emersa, pur nella diversità dei contenuti
e delle argomentazioni, dagli interventi del Senatore Prof. Adriano Ossicini e
del Prof. Francesco Gui, interventi accolti con interesse e partecipazione da
un folto numero di presenti.
In particolare, anche attraverso la sua lunga testimonianza personale, Adriano
Ossicini ha ripercorso un tratto assai ampio della storia politica del nostro
paese e della storia del cattolicesimo impegnato in politica. In questo senso,
grande rilievo è stato dato al difficile momento, che ha investito anche una larga
parte del movimento cattolico ( il cui contributo su questo piano, talvolta, viene
ancora sottaciuto) dell’opposizione al fascismo prima, e della partecipazione
alla Resistenza poi. Temi all’approfondimento dei quali un contributo significativo
è venuto anche dagli interventi filmati, tra gli altri, di Gabriele De Rosa, Ermanno
Gorrieri, Maria Eletta Martini, e del cardinale Achille Silvestrini, che non ha
mancato di sottolineare anche il profondo ruolo sociale assolto dall’Azione Cattolica
in quel difficilissimo passaggio della nostra storia contemporanea.
Qltre a quello dell’Azione cattolica, occorre anche ricordare il fondamentale
ruolo assolto, su questo piano, da altre organizzazioni del mondo cattolico quali,
tra le altre, la Fuci, al cui interno maturò, nel periodo compreso tra le due
guerre mondiali, tutta un’elaborazione culturale, teorica e politica, che costituì
un determinante momento di rottura non solo nei confronti del fascismo, ma anche
e soprattutto nei confronti di una larga parte del mondo cattolico che, a partire
dal Concordato del 1929, aveva trovato, con lo stesso Stato fascista, una sostanziale
“conciliazione”. Ed in questo senso non è inutile sottolineare come fu proprio
all’interno della Fuci che vennero a maturazione alcuni fermenti, quali ad esempio
la Sinistra Cristiana, che si distinsero per avere offerto un contributo di lunga
durata, tanto sul piano della partecipazione alla Resistenza, quanto su quello
della battaglia, per molti aspetti anche teorica e culturale, per la deideologizzazione
dei partiti politici e per l’affermazione della laicità della politica.
Se, come emerso dall’intervento del Prof.Ossicini, le istituzioni e le associazioni
cattoliche ebbero un ruolo fondamentale nel fornire un bagaglio etico e culturale
a quei cristiani che ritennero necessario, anche in momenti storici assai complessi,
impegnarsi nell’azione politica sulla base di una motivazione etica e di un dovere
morale, questi stessi elementi, sebbene calati all’interno di una tradizione politica
e culturale assai diversa, qualificarono essenzialmente anche l’azione, dettagliatamente
ricostruita dal Prof. Francesco Gui, di Altiero Spinelli. Del resto, fu proprio
una profonda tensione ideale, unita ad una non comune visione politica di lungo
periodo, a spingere lo stesso Spinelli, insieme ad Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni
(allora confinati a Ventotene), a farsi, in qualche modo, “legislatori del futuro”,
e ad elaborare nel 1941 quel “Manifesto” che costituirà una tappa di fondamentale
importanza sul cammino del federalismo europeo ed italiano.
Al di là dei singoli contenuti specifici, quello che resta determinante, proprio
al fine di un’autentica formazione politica, è l’appello a recuperare ed a trasferire,
anche sul piano della passione politica, quell’”irrequietudine”, propria del cristiano
ma non sua esclusiva, che costituisca la condizione indispensabile affinché la
politica possa ritrovare la propria creatività e la propria capacità di progettare,
al limite anche utopisticamente, il futuro.