08 Settembre 2010 |
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09-12-2004
Pluralismo e informazione
autore: Francesca Cifola
Le scelte di politiche di ciascuno sono dettate da motivi personali spesso legate
alla propria formazione. Poi ci sono le “simpatie”, la capacità dei leader di
arrivare a noi, il riconoscersi nel candidato … Ma al di là dei personalismi e
della cultura politica credo che ci siano temi e contenuti che, al di là degli
schemi ideologici (destra e sinistra, cattolici e laici), debbano suscitare interesse
e attenzione nell’opinione pubblica.
Uno di questi è il pluralismo dell’informazione e i dettami costituzionali che
lo garantiscono.
Spesso sentiamo dire che il governo sta “violando la costituzione”. Ma cosa significa?
Le libertà di scelta degli utenti si assottiglia, diminuiscono le “voci che parlano”.
Rileggendo il messaggio alle Camere del presidente Ciampi del luglio 2002 si
scoprono i profondi legami che uniscono le leggi che regolamentano il settore
televisivo e i mezzi di comunicazione al concetto stesso di democrazia nel nostro
paese.
Appare singolare, ma a due anni di distanza molto meno, che un Presidente della
Repubblica senta la necessità di dire in una delle sedi istituzionali più importanti,
il Parlamento, che è necessario tutelare il pluralismo e l’imparzialità dando
un chiaro segnale (forse non tanto all’epoca recepito dall’opinione pubblica)
che è in essere la possibilità che questo avvenga.
La legge Gasparri certamente ha suscitato obiezioni di nature diverse: i tetti
pubblicitari, il digitale terrestre, e altri aspetti che non sono di immediata
comprensione che in particolare spesso contengono contenuti economici e insieme
tecnologici.
Più semplice è invece riprendere alcune sentenze della Corte Costituzionale quali
ad esempio la n. 155 del 2002 in cui la Corte ribadisce la forza del diritto all’informazione
garantito dall’art. 21 della costituzione secondo cui tale diritto deve essere
“qualificato e caratterizzato dal pluralismo delle fonti cui attingere conoscenze
e notizie sia dall’obiettività e imparzialità dei dati forniti e sia infine dalla
completezza, dalla correttezza e dalla continuità dell’attività di informazione
erogata”.
Continua la sentenza affermando che non basta la sola presenza dell’emittenza
privata (pluralismo esterno, dato dall’esistenza della concorrenza, principio
nato con la sentenza 826/88) a garantire completezza e obiettività della comunicazione
politica “ove non concorrano ulteriori misure sostanzialmente ispirate al principio
di accesso delle forze politiche”, (pluralismo interno).
La Corte con decisioni sempre più nette in proposito (sentenze n. 826/88, n.
112/93, n. 420/95) configura il principio pluralistico come risvolto positivo
del diritto costituzionale del cittadino all’informazione garantito dall’art.
21 delle costituzione: il “pluralismo si manifesta nella concreta possibilità
di scelta tra programmi che garantiscono l’espressione di tendenze aventi caratteri
eterogenei”, come dire pluralismo uguale a diritto all’informazione.
L’applicazione del principio pluralistico ha consentito alla Corte costituzionale
di richiamare esplicitamente per la radio televisione i principi di trasparenza
contenuti del 3° comma dell’art. 21.
Concludendo vorrei sottolineare come il concetto di pluralismo si adatta a diverse
situazioni. Pluralismo culturale che richiamerebbe discorsi e ragionamenti di
tipo sociologico e antropologico rispetto a quali modelli culturali vengono proposti
dai mezzi di comunicazione di massa. Di seguito si può fare un richiamo al pluralismo
politico che viene a mancare nel momento in cui l’immagine e l’esercizio del potere
sono “misure di tutte le cose” più dei programmi, più dei ragionamenti sul tipo
di società e cui vorremmo vivere.
Da ultimo, per richiamare un tema di attualità, è importante riflettere sul significato
di pluralismo istituzionale che viene derogato dalle riforme sul premierato, in
cui il presidente del consiglio è sempre più forte, e i poteri di controllo si
riducono.
L’importanza del significato delle parole ci riporta a uno dei “compiti” più
nobili della politica, cioè di spiegare all’opinione pubblica e ai cittadini quali
siano i loro doveri e rendere effettive le garanzie dei loro diritti.
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