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09-12-2004
Pluralismo e informazione
autore: Francesca Cifola



Le scelte di politiche di ciascuno sono dettate da motivi personali spesso legate alla propria formazione. Poi ci sono le “simpatie”, la capacità dei leader di arrivare a noi, il riconoscersi nel candidato … Ma al di là dei personalismi e della cultura politica credo che ci siano temi e contenuti che, al di là degli schemi ideologici (destra e sinistra, cattolici e laici), debbano suscitare interesse e attenzione nell’opinione pubblica.
Uno di questi è il pluralismo dell’informazione e i dettami costituzionali che lo garantiscono.
Spesso sentiamo dire che il governo sta “violando la costituzione”. Ma cosa significa?
Le libertà di scelta degli utenti si assottiglia, diminuiscono le “voci che parlano”.
Rileggendo il messaggio alle Camere del presidente Ciampi del luglio 2002 si scoprono i profondi legami che uniscono le leggi che regolamentano il settore televisivo e i mezzi di comunicazione al concetto stesso di democrazia nel nostro paese.
Appare singolare, ma a due anni di distanza molto meno, che un Presidente della Repubblica senta la necessità di dire in una delle sedi istituzionali più importanti, il Parlamento, che è necessario tutelare il pluralismo e l’imparzialità dando un chiaro segnale (forse non tanto all’epoca recepito dall’opinione pubblica) che è in essere la possibilità che questo avvenga.
La legge Gasparri certamente ha suscitato obiezioni di nature diverse: i tetti pubblicitari, il digitale terrestre, e altri aspetti che non sono di immediata comprensione che in particolare spesso contengono contenuti economici e insieme tecnologici.
Più semplice è invece riprendere alcune sentenze della Corte Costituzionale quali ad esempio la n. 155 del 2002 in cui la Corte ribadisce la forza del diritto all’informazione garantito dall’art. 21 della costituzione secondo cui tale diritto deve essere “qualificato e caratterizzato dal pluralismo delle fonti cui attingere conoscenze e notizie sia dall’obiettività e imparzialità dei dati forniti e sia infine dalla completezza, dalla correttezza e dalla continuità dell’attività di informazione erogata”.
Continua la sentenza affermando che non basta la sola presenza dell’emittenza privata (pluralismo esterno, dato dall’esistenza della concorrenza, principio nato con la sentenza 826/88) a garantire completezza e obiettività della comunicazione politica “ove non concorrano ulteriori misure sostanzialmente ispirate al principio di accesso delle forze politiche”, (pluralismo interno).
La Corte con decisioni sempre più nette in proposito (sentenze n. 826/88, n. 112/93, n. 420/95) configura il principio pluralistico come risvolto positivo del diritto costituzionale del cittadino all’informazione garantito dall’art. 21 delle costituzione: il “pluralismo si manifesta nella concreta possibilità di scelta tra programmi che garantiscono l’espressione di tendenze aventi caratteri eterogenei”, come dire pluralismo uguale a diritto all’informazione.
L’applicazione del principio pluralistico ha consentito alla Corte costituzionale di richiamare esplicitamente per la radio televisione i principi di trasparenza contenuti del 3° comma dell’art. 21.
Concludendo vorrei sottolineare come il concetto di pluralismo si adatta a diverse situazioni. Pluralismo culturale che richiamerebbe discorsi e ragionamenti di tipo sociologico e antropologico rispetto a  quali modelli culturali vengono proposti dai mezzi di comunicazione di massa. Di seguito si può fare un richiamo al pluralismo politico che viene a mancare nel momento in cui l’immagine e l’esercizio del potere sono “misure di tutte le cose” più dei programmi, più dei ragionamenti sul tipo di società e cui vorremmo vivere.
Da ultimo, per richiamare un tema di attualità, è importante riflettere sul significato di pluralismo istituzionale che viene derogato dalle riforme sul premierato, in cui il presidente del consiglio è sempre più forte, e i poteri di controllo si riducono.
L’importanza del significato delle parole ci riporta a uno dei “compiti” più nobili della politica, cioè di spiegare all’opinione pubblica e ai cittadini quali siano i loro doveri e rendere effettive le garanzie dei loro diritti.


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