|
  |
02-05-2006
OPINIONI. Zapatero e i diritti delle scimmie antropoidi
autore: Giovanni Cogliandro
Il governo del presidente Zapatero ha ufficializzato il 25 aprile la sua intenzione
di portare in parlamento un progetto “non di legge” che sarà finalizzato all’approvazione
di una “carta fondamentale dei diritti delle scimmie”. La notizia ha fatto un
certo scalpore, e appare come una tappa ulteriore del programma di “modernizzazione”
del paese fatto proprio dall’esecutivo socialista. Le reazioni non sono mancate:
la chiesa cattolica e vari esponenti politici hanno tacciato la proposta di ridicolaggine,
e si sono sprecate le considerazioni ironiche, inoltre anche alcuni politici vicini
alle posizioni di Zapatero non hanno potuto nascondere una certa perplessità.
Ritengo invece che la questione vada presa sul serio, cercando di ricostruire
il retroterra e la dinamica che sta dietro a questa presa di posizione.
Tale idea ha un lungo retroterra, che affonda le sue radici nelle ideologie dei
movimenti ecologisti e in alcune correnti della filosofia contemporanea. In particolare
il progetto nasce dall’organizzazione internazionale “Great Ape Project” (progetto
grande scimmia). La sezione spagnola di questo movimento ha dichiarato, per bocca
del suo presidente Araujo: “che ci piaccia o no gli esseri umani sono solo grandi
scimmie”. Tale movimento ha tra i suoi fondatori ed esponenti più influenti il
filosofo Peter Singer, nato in Australia ma docente presso la prestigiosa università
statunitense di Princeton. Molteplici sono le contestazioni cui hanno dato luogo
le sue dichiarazioni, ricordo tra le altre la proposta di sopprimere i neonati
malformati o i portatori di handicap. In Germania le sue conferenze sono da più
anni momento di forte contestazione e di frequenti accuse di simpatia ideologica
con il nazismo. Al riguardo voglio rimandare al bel saggio di Antonio Gaspari,
Da Malthus al razzismo verde, ed. 21. secolo, 2000. In questo volume viene ricostruito
lo sfondo ideologico che è proprio di molti movimenti ecologisti, e di vari partiti
politici ambientalisti, una eredità che risale alle teorie di Malthus e che è
giunta fino al contemporaneo movimento per il controllo delle nascite. Viene in
questo volume sottolineato come l’ecologismo e la lotta alla vivisezione fossero
caratteristiche salienti del nazionalsocialismo. Da più parti si sottolinea come
studi accreditati dimostrano come la Terra possa reggere e sostentare fino a 50
miliardi di esseri umani, se le risorse fossero adeguatamente amministrate. Invece
la pressione intenazionale che questi movimenti esercitano è volta alla riduzione
delle nascite, specie nei paesi del terzo mondo. Come è connessa questa vicenda
con il “progetto grande scimmia”? L’equiparazione compiuta dal suo rappresentante
spagnolo, tra scimmie e uomini, che piaccia o no, non è che l’ultimo passo di
un processo ormai iniziato da decenni se non da secoli. Politicamente non è certo
una scelta progressista, perché come detto tipica dell’estrema destra, di ieri
come di oggi. Inoltre tale scelta non va nel senso dell’estensione dei diritti
dei membri della comunità, se solo ci si interroga sullo statuto ontologico dei
membri della comunità medesima. Questo si spiega brevemente. Senza avventurarci
in disquisizioni risalenti relative alla coscienza o incoscienza degli animali
superiori, senza discutere la capacità di provare dolore, di sentire emozioni
o di avere ricordi, che pure da alcuni vengono provati nei riguardi dei gorilla
o di altre scimmia antropoidi, ci limitiamo ad affermare che i diritti fondamentali
sono da garantire ai soggetti che mostrano la loro potenzialità a sviluppare una
mutua obbligazione morale. Si può ritenere infatti che questa mutualità sia il
degno fondamento, naturale ma anche di fatto positivamente formalizzato, dell’attribuzione
dei diritti propri dei membri di una comunità o di uno stato. Purtroppo l’estensione
dei diritti non è mai a costo zero, come pure cerca di far credere l’ideologia
ambientalista, ma si basano sempre, come confermato da Araujo, sul presupposto
che gli esseri umani sono solo grandi scimmie. Quel “solo” racchiude la pericolosità
nella semplicità dei dogmatismi.
Aggiungo a quanto detto un altro criterio: la mutua obbligazione morale come
fondamento risale alla tradizione filosofica moderna che certo non ha un fondamento
teologico, quale quella di Kant e Fichte e dei loro seguaci. A questo aggiungerei
una postilla di sapore hegeliano: fondamento della equiparazione agli esseri umani
è la capacità di fare storia, nel duplice senso di esserne protagonisti e di narrarla.
Questo è fin da Giambattista Vico il presupposto per essere parte del consesso
umano, il passaggio dalla natura alla società politica.
Fino a quando i gorilla non saranno riconosciuti (anche il riconoscimento è un’operazione
filosofica molto più complessa di quanto non vogliano farci credere gli scientismi
oggi dominanti nella discussione pubblica) capaci di fare storia saranno da tutelare,
da ammirare, da amare, ma in quanto parte della natura nella sua bellezza e non
certo come membri della comunità o dello stato.
|
|
|
|
|
|
|
|
|

10-03-2006
"Sintesi dialettica"
14-04-2005
Avocats sans frontieres
20-10-2004
Associazione Italiana dei Costituzionalisti
22-07-2004
Le ultime dell'Ansa
01-09-2004
AGI, Agenzia Giornalistica Italia
16-07-2004
Zenit, il mondo visto da Roma
16-07-2004
Europa on the web
16-07-2004
Misna, Missionary Service News Agency
|
|