E' trascorso giusto un secolo da quando un prete trentenne ebbe l'intuizione
che segnò la storia di tante comunità municipali italiane: ci sono valori connaturati
alla dignità della persona umana che vanno riconosciuti e attuati ad ogni livello
di aggregazione sociale e istituzionale. Tale compito spetta in particolare ai
cattolici, che se ne devono far carico nell'azione politica, secondo verità e
giustizia. Con questa impostazione il giovane prete (chi non ha riconosciuto Don
Luigi Sturzo) portò alla vittoria il Partito Municipale di ispirazione cristiana
conseguendo al comune di Caltagirone 32 seggi su un totale di 40.
L'intuizione sturziana si realizzava nel fatto che i consiglieri comunali e i
sindaci rappresentano le istituzioni politiche più vicine alla realtà vissuta,
alla concretezza dei fatti, al contatto immediato con la popolazione. Cosa è rimasto,
dopo cento anni, di quell'esperienza e di quell'ispirazione negli enti locali
governati dal centrosinistra?
Come rinverdire questi valori in vista dell'appuntamento elettorale della primavera
prossima, a cominciare dall'amministrazione capitolina? Dinamiche verticistiche
e scelte poco meditate nell'individuazione di candidature e di ruoli istituzionali
non sembrano aver offerto interpreti adeguati ad incarnare quei valori "di centro",
quali municipalismo e personalismo, fattori decisivi a garanzia della continuità
democratica tra persona, comunità intermedia e Stato. Davanti a questa situazione,
dobbiamo farci cittadini-operai: la democrazia e la sua vitalità, il patrimonio
del popolarismo dipendono da ciascuno di noi, da come viviamo il nostro impegno
e la nostra partecipazione, soprattutto se diciamo di crederci.
E se siamo in molti ad impegnarci, allora la testimonianza diventa corale, diventa
viva, ridando così un senso compiuto all'essere popolari; e l'ispirazione che
c'è dietro verrà fuori nei fatti, nell'azione di governo, e varrà ancora più di
nostalgici e sterili richiami ad un partito unico di cattolici che oggi non è
all'ordine del giorno.