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06-08-2004
I tre nodi della lista unitaria
autore: Alberto Gambino


I tre nodi della lista unitaria
La discussione avviata dalla proposta di Romano Prodi sulla lista unitaria dell'Ulivo e rilanciata a Lerici da Piero Fassino nella prospettiva di una "federazione delle forze riformiste che ci stanno" meritano una riflessione in ordine a tre nodi estremamente concreti che però paiono decisivi.
Primo: il ruolo di Prodi, se si candida o no nell'ipotetica lista unitaria. Secondo: la composizione della lista. Terzo: la collocazione degli eletti nel Parlamento europeo.
E' evidente che sto trascurando la questione centrale di ben più ampia portata relativa al fatto se la costruzione di un futuro partito riformista sia effettivamente idoneo ad aggiungere consenso all'area del centro-sinistra, ma non credo che scelte eventualmente maturate oggi a tavolino siano in grado di dare la risposta: solo il tempo ci dirà se ce ne saranno le condizioni (ricordo per inciso l'insuperata definizione degasperiana della politica come arte della pazienza).
E' più opportuno, almeno per un momento, "volare basso" per comprendere meglio cosa significhi in pratica fare una lista "con chi ci sta".
Rispetto al primo punto, della presenza o meno di Romano Prodi quale candidato in lista, si sono registrati qua e là fugaci accenni da parte di chi, con cautela, si è affrettato a dire che intanto occorre capire se sia "tecnicamente possibile" una candidatura del Presidente della Commissione europea. Mi pare di poter sciogliere il nodo giuridico: non ci sono incompatibilità tra la carica di Presidente della Commissione Ue e una candidatura al Parlamento europeo. La fonte normativa è nel disposto degli articoli 6 e 12 dell'Atto europeo del 20 settembre 1976, che sancisce l'incompatibilità di membro della Commissione con la "carica di rappresentante al Parlamento europeo" e non già con la mera candidatura: sarà poi l'eventuale eletto a rinunziare all'una o all'altra carica. Ne consegue allora che la scelta è solo di opportunità politica: quanto conviene che Prodi, preminente figura istituzionale europea, si impegni in prima persona in una campagna elettorale, schierandosi con una parte politica?
Anche qui, però, per fugare i dubbi circa la forza politica del ruolo del Presidente della Commissione in un Parlamento europeo sciolto, è il caso di ricordare la Raccomandazione contenuta nella riforma delle elezioni all'Europarlamento ove si stabilisce che i partiti politici annuncino già in campagna elettorale "un candidato alla presidenza della Commissione" in modo da garantire ai cittadini il massimo della chiarezza. Il che significa che una volta definiti i nuovi candidati alla Presidenza della Commissione, il ruolo politico del Presidente uscente, nel caso di Romano Prodi, risulterebbe del tutto depotenziato.
Il problema della candidatura di Prodi si lega allora al secondo nodo della composizione della lista, a cominciare dal significato politico che assume la formula del "chi ci sta".
Se la lista rappresenterà la somma di Margherita e Ds (cioè i riformismi di Michele Salvati) la presenza di Prodi solo apparentemente potrebbe confliggere con il probabile ruolo di leader della coalizione di centro-sinistra che si presenterà alle elezioni del 2006. Avverrebbe, infatti, ciò che già si verificò nelle vincenti elezioni politiche del 1996, dove Prodi era candidato capolista dell'allora Ppi. Verrebbe anzi da chiedersi se la leadership di una lista riformista sia davvero più utile della leadership di una eventuale lista della sola Margherita, che in fondo già ben rappresenta quella sintesi tra più culture politiche auspicata da Romano Prodi anche per l'Ulivo. Ma qui si riaprirebbe il dibattito sul partito riformista, che volutamente rifuggo.
Che, poi, di fatto la lista unitaria, non vedrà la partecipazione dei partiti minori del centro-sinistra sta nelle cose: nel 1999 anche liste con percentuali dello 0,7 % hanno ottenuto un eurodeputato. Lo stesso candidato invece non sarebbe stato eletto in una lista unitaria, dove la capacità di mobilitazione dei candidati collegati ai partiti maggiori portano al sostanziale azzeramento delle formazioni più piccole.
Sulla composizione della lista europea gioca poi il problema dell'incompatibilità tra mandato nazionale ed europeo.
Se l'incompatibilità già sancita dal Consiglio europeo fosse recepita dal Governo italiano (cosa senz'altro auspicabile), allora potremmo ritrovarci un gruppo di eletti, non parlamentari nazionali, cui gioverebbe senz'altro l'esperienza di Prodi almeno nei primi due anni di vita del Parlamento europeo, cioè fino al 2006, data delle prossime elezioni politiche in Italia. Anzi l'occasione potrebbe davvero rappresentare una novità di grande prospettiva, considerando che una classe politica, anagraficamente più giovane, ben rappresenta una generazione meno contaminata da barriere ideologiche, specie se collegata a mondi vitali, espressione di valori diversi, ma già dialoganti tra loro nella società italiana. Penso, ad esempio, quanto le recenti manifestazioni per la pace abbiano unito realtà di matrice cattolica con movimenti laici, in cammino nel nome della difesa dei valori intangibili della persona umana.
Il terzo nodo credo però sia quello decisivo: in quale parte dell'emiciclo siederanno gli eletti della lista unitaria. Mi pare ovvio che se si va in ordine sparso tutto sarebbe vano. Allo stesso modo, se ci si dividesse tra i gruppi rispecchiando la logica delle provenienze partitiche nazionali. Ma è possibile fare qualcosa di diverso?
Ricordo i numeri degli eurodeputati attuali: su un totale di 625, 233 sono iscritti al gruppo del Ppe; 175 al Pse; tutte le altre formazioni vanno dalla cinquantina di deputati in giù. Fotografando la situazione ad oggi, la presenza sarebbe di 27 eurodeputati (15 Ds e 12 Margherita). Non si può allora fare a meno di concludere che la collocazione della pattuglia degli eletti della lista unitaria in un nuovo gruppo riformista, soltanto con la presenza di Romano Prodi tra le sue fila, dispiegherebbe una significativa novità in termini di proposta politica, nonchè come capacità attrattiva per altre componenti oggi collocate nei gruppi tradizionali.   


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