Mi pare che sulla stampa più diffusa, in questo scorcio di ferie agostane, si
sia voluto chiudere al più presto il caso sollevato dall’invito a Fini per l’incontro
di Loreto promosso dall’Azione cattolica.
Eppure quella occasione avrebbe dovuto essere colta per qualche approfondimento
sul principio di laicità nella vita sociale italiana.
Il tema scavalca Fini; anche se in forme meno vistose esso riguarda tutte le
forze politiche da una parte e l’Azione cattolica dall’altra.
Quest’ultima, con la “scelta religiosa”, voluta da Paolo VI e da Vittorio Bachelet
(cattolico evangelicamente mite, ma coraggioso e tutt’altro che “dubbioso” in
tema di religione e di etica, con buona pace di Alberto Melloni), aveva inteso
reagire a quel collateralismo dell’Ac rispetto alla Democrazia cristiana, proprio
del periodo più acuto della guerra fredda.
Perciò ha ragione il presidente Casini quando afferma che il collateralismo di
vecchio stampo non è attualmente riproducibile perché legato a una stagione ormai
superata.
Ma, a mio avviso, sarebbe imprudente chiudere gli occhi su quello che è il reale
pericolo dell’oggi: e cioè il ritorno, in forme certo diverse, di quel gentilonismo
che nacque nel 1913, quando si sperimentò per la prima volta il suffragio quasi
universale maschile nelle elezioni politiche. Sicuramente nessuno potrebbe “ripetere”
gli accordi tra il conte Ottorino Gentiloni per il movimento cattolico e Giovanni
Giolitti: la soluzione della questione romana con i Patti Lateranensi, il timore
molto ridotto o quasi scomparso del socialismo – allora prevalente nei ceti borghesi
e nelle gerarchie ecclesiastiche – l’esperienza semisecolare e ormai conclusa
della Democrazia cristiana sono fattori che da soli fanno una grande differenza.
E tuttavia alcuni aspetti del sistema politico richiamano qualche tratto di quella
lontana esperienza, drasticamente respinta dalla iniziativa di Luigi Sturzo con
la fondazione del Partito popolare italiano.
Nelle leggi elettorali prevale di gran lunga l’assegnazione dei seggi parlamentari
con il collegio uninominale, bastando pochi voti per determinare la vittoria o
la sconfitta di uno dei due poli; domina il bipolarismo, per il quale ciò che
un polo guadagna l’altro lo perde e viceversa; infine è diffuso un certo cinismo
etico-politico, secondo il quale è da seguire sempre il consiglio che Parigi val
bene una messa e che un ragionevole do ut des può intanto produrre buoni frutti.
Il pericolo del neogentilonismo consiste soprattutto nella tendenza o nella tentazione,
da non incentivare, di proporre e approvare in sede parlamentare leggi e misure
ritenute molto gradite alla autorità ecclesiastiche: ciò vale, dicevo, per tutte
le forze politiche inquadrate nel sistema bipolare, anche se realisticamente,
per quelle di centrosinistra la tentazione è meno forte data la diversità delle
loro origini ideologiche. Di qui la possibilità di strumentalizzazioni
politiche, perché la distinzione tra singoli provvedimenti giudicati positivi
in sé e per sé e un quadro di scelte politiche generali che rimarrebbe comunque
impregiudicato è molto difficile da mantenere in un sistema di comunicazione di
massa, nel quale gli slogan prevalgono sulla riflessione argomentata.
Né può trascurarsi che il principio di laicità (come ha ben posto in rilievo
la relazione della Commissione Stasi impegnatasi non solo sul velo) non è soltanto
una regola del giuoco istituzionale: esso non esige solamente la neutralità dello
stato e dei poteri politici, ma riguarda anche i rapporti nella vita sociale,
in cui si sviluppa la dinamica religiosa “disinteressata” delle associazioni che
fanno capo direttamente alla gerarchia.
Perciò mi sento di condividere le preoccupazioni espresse dal presidente Scalfaro
e da altri ex dirigenti di Azione cattolica, con particolare riguardo alla lettera
firmata, tra gli altri, da Raffaele Cananzi, Angelo Bertani e Daniela Mazzuconi.
Nel quadro della vita sociale italiana la “prudenza” (come attenzione a non mescolare
le cose sacre con le profane) costituisce un modo primario per valorizzare il
principio della sana laicità.