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26-04-2006
"La nostra Costituzione, il nostro passato, il nostro futuro"
Riportiamo l'intervento del presidente emerito della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, all'Università La Sapienza il 24 gennaio 2006
autore: Oscar Luigi Scalfaro



La lettera di Oscar Luigi Scalfaro
Grazie, Cari Amici, per l'onore grande che mi fate offrendomi la presidenza del coordinamento di tutte le forze politiche, sociali, di tutti i movimenti, di tutti i cittadini che si ribellano all'attuale capovolgimento della nostra Carta Costituzionale.
Dopo aver difeso, come mio dovere, la Costituzione durante il mio settennato, ho subito ripreso a girare l'Italia per rispondere ai tanti inviti, specie di giovani, per questa difesa che sento di dover compiere come impegno sacro anche per rispetto delle gloriose lotte e delle immani sofferenze che sono fondamento e vita di questa Carta preziosa.
Accolgo volentieri il vostro unanime invito, ben conoscendo le difficoltà che abbiamo dinnanzi; ma la fede nella libertà e l'entusiasmo per difenderla nei valori fondamentali della nostra Costituzione non vengono meno.
Con l'aiuto di Dio, metterò ogni impegno per continuare con voi questa pacifica, ma intransigente battaglia per la nostra Italia, per il nostro popolo.
Eccomi dunque al vostro fianco con tanto amore.

Novembre 2004
Oscar Luigi Scalfaro


DOMANDA

Veniamo al tema della riforma costituzionale. Dopo le elezioni politiche, bisognerà votare per il referendum costituzionale sulla riforma approvata nel novembre scorso.
Presidente, Lei non ha mai fatto mistero di avversare in maniera molto netta questa riforma, anzi è Presidente del coordinamento nazionale dei comitati “Salviamo la Costituzione”, Le posso chiedere di raccontarci qui, in maniera stringata, quali sono le ragioni per le quali Lei ritiene pericolosa questa riforma?

PRESIDENTE SCALFARO

 Noi abbiamo votato l’attuale Costituzione con voto finale nel dicembre del ’47.
Voglio dire anzitutto che le Costituzioni non sono piccole leggi: sono norme che rappresentano la piattaforma di cui e su cui un popolo vive, tesse le sue relazioni e con cui cerca che libertà, giustizia, finalizzate anche alla pace interna di un popolo, possano essere nelle condizioni migliori possibili. Dove si aprono rapporti con altri popoli per migliorare vicendevolmente le posizioni economiche, culturali, linguistiche, perché una conoscenza più ampia tende alla pace. Tende alla pace!
Ripeterò una cosa, che purtroppo non entra nel cranio di molte persone: la guerra è un male assoluto! La guerra è la distruzione della persona umana nella sua dignità e nei suoi diritti! 
 Il diritto internazionale riconosce solo la legittima difesa, perché non si potrebbe chiamare diritto se riconoscesse la legge di aggressione. Sono concetti che non riescono ad andare insieme. La legittima difesa deve avere le stesse condizioni che ha per le persone private, cioè che l’offesa sia in atto, che la difesa sia in proporzione con l'offesa. Se mi aggredisce uno che ha in mano un bastone ed io con un’arma automatica gli sparo una raffica, mi pare impossibile dire che c’è equilibrio tra quel bastone che  sta per usare e la mia raffica che lo fa fuori prima che si muova. Questo vale anche nel rapporto fra gli Stati e fra i governi.
 Fatta questa premessa, l’Assemblea Costituente è nata da una base semplice. C’è stata la dittatura, è durata più di vent’anni, ha portato la guerra: questo è fatale.
La dittatura ha bisogno della guerra, con lo sterminio. Per la prima volta nella storia ci sono stati più morti civili che militari, con i bombardamenti sulle popolazioni.
Oggi si torna sul tema, si riprende a discutere.
Sono Presidente dell’Istituto Storico per la Lotta di Liberazione, con sede a Milano, collegato "a rete" - non in un rapporto gerarchico - con almeno sessantacinque Istituti Storici per la Lotta di Liberazione che vanno da Trieste fino in Sicilia.
Oggi ritorna il tema dei bombardamenti sulle popolazioni - chiunque li abbia fatti, perché la guerra è sempre fatta così, da tutte le parti – e ci si chiede: bombardare le popolazioni civili è terrorismo o è guerra? Rispondo: alla guerra o si dice “no” o non se ne esce. Perché la guerra porta la degenerazione obbligatoria, fatale, irresistibile e distrugge la persona umana.
Dopo queste tragedie vogliamo instaurare la democrazia. Per questo è nata l’Assemblea Costituente. Lo Statuto Albertino era morto perché erano nate le istituzioni, la Camera dei Fasci e delle Corporazioni, il Gran Consiglio del Fascismo, che è quello che mise in minoranza Mussolini. Le istituzioni della dittatura avevano un punto chiaro: anziché essere elette, erano nominate dall’alto. Questo “alto” è misterioso, perché fatto di persone che non sono legittimate ad essere in alto, quindi è una specie di occupazione di potere. Anzi: una vera e propria occupazione di potere.
Se democrazia è “governo di popolo”, e se nessuno vuole che questo popolo governi dalla piazza, qual è il punto fondamentale? Che questo popolo possa eleggere liberamente, segretamente, personalmente e con pari dignità (quattro sono le condizioni del voto scritte nella Costituzione) i suoi rappresentanti, che ne hanno la fiducia e diventano il Parlamento, la colonna portante.
Il Parlamento elegge il Capo dello Stato, che non ha grandi poteri, però ne ha uno, vorrei dire, strepitoso: lo scioglimento delle Camere. Al termine di legislatura è un fatto fisiologico, ma non lo è se soltanto dopo un anno o due anni esse vengono sciolte. Attenzione: il Capo dello Stato deve sentire i Presidenti di Camera e Senato; deve sentirli. Ma se tutti è due gli dicono: siamo contrari a che tu sciolga, il Presidente della Repubblica - secondo la Costituzione, che noi abbiamo votato - può sciogliere lo stesso. Potere enorme. Certamente, per sciogliere, deve rendere noto a tutto il popolo italiano le motivazioni, perché se queste non fossero sufficienti, il Capo dello Stato compirebbe un atto illecito grave, una prevaricazione, un colpo di Stato così da essere processato per alto tradimento nei confronti della Costituzione.
Quindi questa “colonna portante” elegge il Capo dello Stato che ha pochi poteri, però ne ha uno formidabile.
L’attuale Costituzione prevede un Parlamento che dà il voto di fiducia al Governo e può dargli il voto di sfiducia con il quale lo manda a casa: c’è un rapporto Parlamento-Governo che determina un dialogo permanente.
Si dice: bisogna rinforzare l’esecutivo perché in questi anni abbiamo avuto troppe crisi di governo.
Che siano state molte è fuori dubbio. Io stesso ho vissuto le crisi di governo dei sette anni di Presidenza del Consiglio di De Gasperi. Nonostante i cambi di governo la linea politica rimase costante e segnò la collocazione internazionale dell’Italia. De Gasperi allora trattava soprattutto con Einaudi, il primo vero Presidente della Repubblica, uomo di dottrina altissima, di impostazioni culturali eccezionali, noto nel mondo intero per la sua preparazione. Molte volte disse e poi scrisse, quante volte l'ho riletto:“l’economia è ancella della politica”. Bisogna ricordare bene queste parole, “ancella”, in latino - ancilla , serva: quindi prevale la politica che fa sintesi. Non prevale l’economia che domina la politica.
Il Parlamento, dunque, dà la fiducia e dà la sfiducia.
Torniamo alla riforma che prevede una sola Camera. Questo non crea problema, dato che tanti Paesi hanno una sola Camera politica. A mio avviso c’è invece una grande confusione su come è formato il Senato…, ma fermiamoci. Il Presidente del Consiglio è scelto dagli elettori. Questo in realtà è già capitato per un accordo generale di tutti i partiti.
Ho la mentalità del magistrato… Il nostro Presidente del Consiglio qualche volta ha fatto una valutazione che non è molto benevola sulla testa dei magistrati spiegando che abbiamo la zona alta che non funziona molto bene. Questa diagnosi non mi preoccupa, è preoccupante solo chi la sostiene.
Con la mentalità di magistrato osservo che, con la riforma, il Presidente del Consiglio è indicato dal voto popolare e il Capo dello Stato non deve fare consultazioni, ma soltanto constatare: tu hai avuto i voti e quindi hai diritto di essere Presidente del Consiglio. Il Premier fa il Governo e nomina i ministri, non è più il Presidente della Repubblica che su proposta del premier li nomina. Il premier, nominata la sua compagine governativa, fa il discorso alla Camera sul suo programma. Finito il discorso, non chiede la fiducia, non chiede il voto, non è tenuto a chiederlo - fra l’altro se lo chiede corre dei rischi - ma il fatto dominante è che “non è tenuto a chiederlo”. Il guaio è che il Parlamento, non dico non è tenuto - no - il Parlamento non ha alcun potere di imporgli la fiducia. Alcun potere! Vuol dire che muta la natura del dialogo Parlamento-Governo. Infatti il governo sganciato dal Parlamento ne mantiene un dialogo non necessario e perciò squilibrato. Infatti il Parlamento viene escluso dall'incidere sulla vita del governo che risponde solo a se stesso. Questa estromissione della volontà popolare, quanto si ripercuote sul valore e sul peso del voto del cittadino?
Quando sento dire: noi abbiamo fatto una riforma che non tocca i principi fondamentali, non sono di questo parere. Perché la partecipazione del cittadino alla vita pubblica, il “peso” del cittadino nella vita pubblica è un diritto fondamentale che qualifica una democrazia.
Oggi, se voto con la Costituzione attuale, il mio voto va a deputati e senatori che mi rappresentano e hanno il potere di dare la fiducia o meno al Governo. Se entrasse in vigore questa riforma il mio voto andrebbe a un parlamentare che non ha alcuno di questi poteri. Pensare che si arriva al punto che se il Parlamento vuole per forza dare la sfiducia al governo, la dà, ma automaticamente va a casa. Cioè il Parlamento, per sfiduciare il governo si suicida! Quindi a chi va questo potere di scioglimento? Viene tolto al Capo dello Stato.
La prima mortificazione intollerabile è del Parlamento e del cittadino che vota. Vota persone che non avranno i poteri di oggi, (applausi) e avranno una spada di Damocle sulla testa. Lo scioglimento non è del Capo dello Stato con tutte le garanzie che esso comporta, ma è nel potere esclusivo del Primo Ministro che, se non è soddisfatto perché il Parlamento non gli vota una legge, lo manda a casa.
Dunque abbiamo un Parlamento mortificato, un Presidente della Repubblica inutile, un attaccapanni con su nulla, inutile. E’ scritto più volte: è garante… Ma garante come? Garante di che cosa? Garante in che modo? Con quali poteri in mano? Posso dire a una persona tu fai la sentinella a questo palazzo, e poi non lo metto in condizione di farlo? Gli dai almeno un telefonino per chiamare i pompieri se capita qualche cosa. Non ti do nulla!
Ma come si fa a dire che il Presidente è garante quando manca totalmente dei poteri per esserlo.
Questa è la situazione dominante che mi colpisce fortemente e ferisce il voto del cittadino. Oggi ha un peso serio, perché elegge persone che hanno i poteri che vi ho elencato. Domani, invece, elegge deputati che non hanno questi poteri e che possono essere licenziati non dal Presidente della Repubblica con le garanzie previste, ma dal Primo Ministro che diventa un onnipotente.
Aggiungete questa cosiddetta devolution - non ho mai capito per quale motivo si abbandona l’italiano quando si arriva di fronte a questa ipotesi (applausi) e si parla in dialetto locale -  aumentare i poteri alle regioni è un discorso che è stato accolto da tutti, ma aumentarli senza prevaricare...!
Oggi abbiamo già la certezza assoluta che su due temi certamente si crea una disparità pesante fra i cittadini di una regione e quelli di un’altra. Questo è intollerabile. Tra l’altro si spezza il dettato dell’articolo 5, “La Repubblica, una e indivisibile”. Non c’è rottura più forte della unità che avere cittadini con trattamenti diversi.
Sul tema della sanità è già sicuro che in una regione ricca ci sarà una certa garanzia per il cittadino, mentre in un'altra per chi ha le stesse necessità di cura, ci saranno ben minori possibilità. E’ già conosciuto che nel settore “scuola” il lasciare carta libera alle Regioni vuol dire avere degli sconfinamenti e delle posizioni che spezzano l’unità della Repubblica.
Questo si aggiunge a quei principi che vi ho detto: mortificazione del Parlamento, mortificazione del Capo dello Stato, Primo ministro onnipotente. L’Italia lo ha già avuto sessant’anni fa uno onnipotente, e lo dico a voi giovani, perché alla mia età - sono già entrato nell’ottantottesimo - guardandomi, ho l’impressione che qualche mese dietro di me l’ho vissuto. Sono in “lista di attesa” e lo sono consapevolmente. Una persona che conosco molto bene, professoressa di filosofia di altissima statura, che si avvicina ai cento, con un cervello ammirevole, due settimane fa ha avuto un ictus: è la stessa persona, con un centesimo delle capacità che aveva due giorni prima. Sono in questa lista con certezza aritmetica, perché questa è la storia logica.
Quindi - scusate questo dialogo un po’ pesante però molto affettuoso - a me che la riforma nasca così cosa può fare, che danni può dare? Mi può dare sofferenza.
Il titolo sul libro “La mia Costituzione” non è una presunzione; è che vorrei che ogni cittadino sentisse “mia” la Costituzione, perché è mia. La devo vivere io, è affidata alla mia persona, è affidata alla mia intelligenza, è affidata al mio cuore, al mio amore, è affidata a me!
Perché sento delle responsabilità per questo referendum? Secondo l’articolo 138, la Camera dei Deputati può chiedere il referendum e un numero sufficiente di deputati lo ha già fatto. Anche i senatori lo hanno richiesto. Ben più di cinque Consigli regionali (15) hanno impugnato le riforme e vogliono il referendum. Quindi il referendum ci sarà.
C’era bisogno di andare a chiedere la firma al popolo? Dico il mio pensiero, può essere sbagliato, avendo una testa non morbida e stagionata evidentemente: la Carta Costituzionale è “mia”, è “di ciascuno”. Ognuno ha il diritto e il dovere di difenderla. Allora è bella ed importante la raccolta delle firme.
 Quando si parla di custodi della Costituzione ci si riferisce al Capo dello Stato: a me è capitato e ringrazio Dio di avere fatto il mio dovere. Si parla del Parlamento che la deve difendere; della Corte Costituzionale che la deve difendere e nella riforma ci sono delle storture pesanti a proposito della Corte.
Si parla del Governo, che giura sulla Costituzione. Adesso, se uno guarda bene, rimane un po’ meravigliato se questo governo ha giurato davvero; comunque, giura e ha giurato. Ma il vero custode della Costituzione è il cittadino, donna e uomo, ognuno che abbia l’età per votare e quindi per difenderla, per difenderla per sé, per quelli che verranno.
Qualcuno superficiale dice: è da tempo che c’è; è vecchia. Ma una Costituzione nei suoi valori fondamentali deve avere secoli, non decenni!
Quando ero capo dello Stato fui attaccato perché si scrisse una cosa diversa dal vero; si disse che davanti al Senato in Messico, avevo parlato contro i regimi presidenziali. In Messico, regime presidenziale, il Presidente del Senato mi ha invitato a parlare. Se avessi parlato contro il loro sistema penso che mi avrebbero ricoverato subito e magari non per curarmi perché sarei stato incurabile.
Al termine del discorso tutti i Senatori in piedi a battere le mani, perché avevo sottolineato fortemente il Parlamento - questa la mia passione - la forza del Parlamento, altrettanto valida per un regime parlamentare come il nostro, o per un regime presidenziale, sempre che sia ortodosso sul piano della democrazia.
Si scrisse: Scalfaro è contro, perché era nata in quel momento la voglia che il Capo dello Stato dovesse essere eletto dalla base, dal popolo. Prima di finire il settennato, ho visto convertirsi quelli che avevano detto bisogna eleggerlo dalla base, dicendo no ,bisogna eleggerlo in Parlamento.
Si può mutare parere su una leggina, su una legge corrente, per correggerla; ma si può cambiare la Costituzione senza idee chiare, o senza aver raccolto ampie adesioni? Non bisognerà avere prima la convinzione che questo cambiamento è soltanto nell’interesse del popolo italiano, e non è il moltiplicare potere per qualcuno?
Secondo: bisogna vedere quanti sono d’accordo con te, signor Oscar Luigi Scalfaro. Quanti? Se non hai un accordo che raggiunge l’80 per cento, non puoi cambiare la Costituzione, perché la Costituzione votata a maggioranza è una ferita grave!  Certo: ma fu il centrosinistra a votare la riforma delle regioni solo con la maggioranza governativa.
Avendo detto allora che non doveva farlo, lo ripeto con facilità: fu grave errore. Però giustizia vuole che si ricordi che il centrosinistra prese il testo votato unanimemente nella cosiddetta Commissione bicamerale per la riforma, credendo che quelli che l’avevano votato l’avrebbero approvata in aula, invece, per ragioni di distinzione, non la votarono.
Qui però si cambia totalmente la Carta Costituzionale, e alle modifiche sulle Regioni, che assumono dei poteri in contrasto con l’unità nazionale, si aggiunge la distruzione del Parlamento e del voto che è in mano ai cittadini. Conta infinitamente meno quel voto con questa riforma e si crea una onnipotenza, dopo avere demolito il capo dello Stato, che diventa figura pressoché inesistente.
 Questo viene chiesto a ciascuno e soprattutto a voi giovani: volete essere i custodi di questa Carta costituzionale?
A voi la risposta per quanto amate la Costituzione, per quanto amate i valori della libertà, per quanto ricordate che questa Carta è nata da tanto sangue, da tante sofferenze della lotta di Liberazione.
 In questi giorni ho proposto al Capo dello Stato un’alta onorificenza per degli antichi colleghi, con cui eravamo su spalti totalmente diversi, però ci stimavano egualmente. Colleghi che fanno parte dell’associazione dei perseguitati politici. Uno di questi ha più di novanta anni e ha fatto dieci anni di galera, con i tribunali speciali del fascismo, un altro ne ha fatti cinque, un altro ne ha fatti non so se cinque o sei, e furono liberati solo perché venne la insurrezione.
Vogliamo ricordare le nostre radici?
Questa è la responsabilità di ciascuno di noi; questa in particolare è la vostra: siatene degni. E' per la libertà, è per l’Italia.
 

 


 


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