Un augurio per i primi 100 anni. Ho l'impressione, avendo svolto 60 di vita
politica, che al prossimo centenario sarò assente giustificato. Prima di tutto
voglio ringraziare il segretario generale che mi ha veramente commosso con la
sua lettera d'invito. Sono qui molto volentieri.
Grazie ancora per la partecipazione determinante - assolutamente determinante
- nella raccolta delle firme per il referendum. In questi giorni continuano ad
arrivare dai Comuni elenchi di firme. Ne sono state raccolte più di 830 mila e
abbiamo la certezza di aver mobilitato più di un milione di persone. Più di una
volta ho constatato la presenza ai tavoli di donne e uomini della Cgil. Siamo
stati ospitati anche dalla Cisl, ma in modo particolare dalla vostra sede di Corso
d'Italia dove abbiamo lavorato giorno e notte per controllare le firme. Grazie
perché avete creduto nella difesa della Carta Costituzionale.
Questa Costituzione è nata dalla lotta di Resistenza che è stata non solo un
no al fascismo, ma soprattutto un sì alla libertà, pagata con il sangue. Mi fa
pena sentire persone autorevoli quando sostengono che la Costituzione aveva solo
un senso durante il fascismo e che oggi avrebbe perso di valore. Ma non è così.
Andiamo a rileggerla.
La Costituzione valorizza la persona che ne rappresenta il valore fondante,
al contrario delle dittature che tendono ad annullarla. Diciamo no a questa riforma.
Dopo 46 anni di vita parlamentare, sono motivatamente convinto che questo sia
il periodo peggiore degli ultimi sessant'anni. In questo tempo i valori, gli ideali,
i principi sono stati sgretolati, spappolati e si è generata una fede nel denaro,
nella ricchezza. C'è gente che dopo dieci anni di vita politica si è affermata
tra le 10 persone più ricche del mondo. Se lo stare in politica arricchisce significa
che c'è qualche cosa che non va. Questa riforma esprime un mondo senza valori;
è uno stravolgimento della Costituzione. Non è vero che non si toccano i principi
della prima parte della Carta. Il voto è il principio primario del cittadino.
Noi eleggiamo deputati e senatori che a loro volta eleggono il Capo dello Stato.
Quando il Presidente del Consiglio mi disse che intendeva nominare come Ministro
della Giustizia il suo avvocato, rimasi sbigottito, poiché era una cosa impensabile!
Quando diventi primo ministro non puoi pensare di risolvere i problemi come se
lo Stato fosse una tua proprietà privata. Se ci si comporta così vuol dire che
non si ha alcun senso dello Stato. Quella volta io gli risposi che non avrei mai
firmato. Se questa riforma andasse in porto voteremo parlamentari che eleggono
un Capo dello Stato inutile, privo di poteri. Infatti, lo scioglimento delle Camere
si otterrebbe su richiesta del Primo Ministro; che a sua volta diventerebbe l'esclusivo
responsabile. A questo punto il Parlamento non avrebbe alcun potere. Il Governo
si muoverebbe in assoluta autonomia e cesserebbe il dialogo con il Parlamento.
Senza contare, poi i poteri dati alle Regioni su sanità, scuola e polizia. I cittadini
avrebbero un trattamento diverso da Regione a Regione. Quindi, l'articolo 5 della
Costituzione verrebbe del tutto spezzato.
A proposito del vostro Congresso, ho apprezzato la rinuncia del rappresentante
della minoranza a presentare un documento diverso per un valore maggiore: la vostra
unità. Si può pensare diversamente, ma c'è un punto primario che rappresenta la
salute della nostra democrazia e della nostra patria. Con la riforma il peso del
nostro voto sarebbe uno. Quindi, verrebbe leso il diritto dei cittadini a partecipare
alla vita della Repubblica.
La Costituzione è valida oggi anche nell'articolo 11, quando si afferma che
il nostro Paese ripudia la guerra. No ancora a questa riforma perché non è emendabile.
Si può modificare solo per ottenere maggiori diritti e rispetto del popolo italiano.
E per far questo c'è bisogno di una enorme maggioranza per poter dire ancora una
volta che quella Carta è anche la mia, non solo del cinquanta per cento più uno.