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29-03-2006
ESTERI. Kosovo, nuove prove di dialogo
autore: Giorgio Di Giuseppe



Si è svolto a Vienna, il 17 marzo scorso, il secondo incontro di quest'anno (il primo è stato il 20-21 febbraio) fra la delegazione kosovaro- albanese ed i funzionari di Belgrado per discutere della delicata situazione del Kosovo. Dopo la forte pressione della comunità internazionale che costrinse i due popoli ad iniziare le trattative per il futuro status della regione, emerse, già lo scorso anno, l’idea di creare gruppi di lavoro sui temi più scottanti: dal rientro di migliaia di sfollati serbi (calcolati secondo fonti dell’ONU a circa 200 mila), alla libertà di movimento, dall’energia ai trasporti. Il primo incontro di Vienna, lo scorso anno, fu però un insuccesso, in quanto le due parti ancora avvertivano profondo risentimento e diffidenza tanto da rendere inutile qualsiasi tipo di trattativa.
Oggi, la situazione non sembra migliorata e la morte di Rugova ha portato smarrimento tra le fila kosovare, nonostante il parlamento di Pristina abbia nominato come successore il delfino dell’ ex presidente, Sejdiu. A ciò si deve anche aggiungere l’ atteggiamento della Serbia, che da quanto si apprende da ambienti diplomatici, appare volta all’ostruzionismo. La dichiarazione di Vuk Draskovic sembra confermare questa posizione: “Si prevedono grandi difficoltà a raggiungere un eventuale accordo nel 2006”.
Nell’ambito dell’ incontro viennese sono stati presentati i vari piani per la decentralizzazione del Kosovo avanzati dal Consiglio d’ Europa, dal governo serbo, dall’ UNMIK e dal governo del kosovaro- albanese. Questi primi colloqui sono terminati con un vago accordo su come intendere l’autonomia della regione e la conseguente decentralizzazione.
Più che altro agli occhi della comunità internazionale è sembrato un inizio di dialogo fra le parti. Prevalentemente le proposte di tutte le parti coinvolte è di combinarle in una soluzione che sia accettabile per tutti. “ Abbiamo discusso soprattutto di due piani e della possibilità di combinarli: ossia di come realizzare  un piano di decentralizzazione che sia soddisfacente per i Serbi del Kosovo e per tutti i cittadini di questa provincia”  Così ha riferito  il consigliere del premier serbo Samardzic.
Della stessa opinione  risultano essere i funzionari serbi che hanno visto positivamente l’avvio di un nuovo dialogo con gli albanesi: “E' stato dato un buon quadro di riferimento per la continuazione dei colloqui e per la soluzione dei problemi inerenti la sicurezza e la permanenza dei serbi in Kosovo. Ciò rappresenta l’inizio della continuazione dei dialoghi che devono condurre alla soluzione dei problemi”.
Dal punto di vista di Pristina le cose stanno un po’ diversamente. Secondo Hysni Bajrami, il rappresentante della delegazione kosovaro- albanese, "il piano di decentralizzazione serbo non è un piano per la decentralizzazione, ma piuttosto prevede la cantonalizzazione della regione. Come abbiamo avuto modo di vedere, ci sono pochi elementi che potrebbero integrarsi con il nostro piano.”
La maggioranza dei paesi europei, come anche gli Stati Uniti , è ormai rivolta al sostegno dello svincolo del Kosovo dalla Serbia, ma per raggiungere questo scopo, i kosovari dovranno dimostrare agli occhi della comunità internazionale una grande maturità politica e democratica che al momento non sembra ancora essere stata raggiunta.


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