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27-02-2006
CARTEGGIO. Risposta alla lettera aperta alla Polis
autore: Alessandro Benedetti



Caro Cataldo,
con vero piacere rispondo alla tua lettera garbata nei toni e raffinata nella sostanza (e non solo dal punto di vista giuridico).
Lo farò per punti e mi perdonerai se ciò toglierà smalto al mio argomentare.
1) Falcone:
Chi lo criticava (alcuni con affetto sincero) per la sua collaborazione con Martelli – capolista del PSI in Sicilia alle politiche del 1987 allorché la mafia decise di far votare proprio il partito di Bettino Craxi (leggere il libro scritto dallo stesso Falcone “Cose di cosa nostra” per credere) – si sbagliava o aveva torto? Penso che la risposta non sia affatto scontata.
      Per maggiori informazioni e/o critiche lunedì prossimo hai una grossa occasione: nel dibattito post film – nel quale la vicenda Falcone è punto centrale – interverrà proprio uno degli “accusatori” di Falcone: Alfredo Galasso. Chiedi spiegazioni!
2) Di Pisa e i corvi.
Storia complessa e articolata.
Ma a prescindere dal caso specifico, una cosa ti chiedo: è possibile criticare persone e comportamenti anche se quest’ultimi sono considerati penalmente irrilevanti?
Quando Mieli presentò la sua candidatura pilotata a capo dell’ufficio istruzione di Palermo riuscendo a prevalere su Falcone e di fatto distruggendo il pool antimafia, non solo non commise nessun reato ma esercitò un suo sacrosanto diritto.
Posso io criticare quella scelta, le ragioni che la determinarono, posso rivisitarla in chiave storico/giudiziaria e farvi scaturire determinate conseguenze?
C’è purtroppo in Italia un fondamentalismo, oserei dire pseudo giustizialista/religioso, speculare e contrario a quello vigente in alcuni paesi islamici secondo il quale, dato per acquisito che non tutto ciò che è peccato è anche reato, è vero però il contrario: tutto ciò che non è reato non è neppure peccato!
E invece no. Tanti non reati sono gravi peccati (laici) che minano e a volte feriscono gravemente la vita civile e democratica del nostro Paese.
Siamo liberi di parlarne o si possono criticare persone e comportamenti solo dinanzi ad una sentenza di condanna? 
     Si può criticare ad esempio quel politico che pur senza fare favori all’associazione mafiosa si incontra, parla ed intrattiene rapporti di amicizia con alcuni boss?
Come tu ben sai il nostro codice penale non considera reato tale condotta ma avrò io il diritto di criticare comportamenti del genere e portarli all’attenzione di tutti i cittadini?
3) Ordinamento giudiziario.
Concordo pienamente con te. Gravi sono le colpe dei magistrati. Il problema è che questo governo mira a premiare il ventre molle di una magistratura apatica, superficiale e asservita alla volontà del potente di turno (di destra o di sinistra fa lo stesso) e di colpire quei pochi (in percentuale) che – a parte qualche sciocco malato di esibizionismo – tentano di fare bene il loro dovere applicando la legge nei confronti di chiunque senza “discriminazioni” di “censo”;
4) Leggi.
Concordo anche questa volta con te e con Guido Rossi.
Il Parlamento legifera e la magistratura si deve attenere – gli piaccia o no – a quelle leggi che – buone o cattive – il paese si è dato tramite i suoi rappresentanti.
Ti pongo però una domanda. Io cittadino quelle leggi (che vanno applicate e rispettate) le posso criticare o se lo faccio vengo accusato di lesa maestà?
Chi decide se quelle leggi sono ingiuste o addirittura criminogene?
Dal punto di vista giuridico formale la Corte Costituzionale che ha il potere – ove dovessero essere in contrasto con i nostri principi fondamentali – di annullarle, ma dal punto di vista della critica politica lo decidiamo tutti noi singolarmente (nelle nostre coscienze) e collettivamente (nei dialoghi, confronti, dibattiti, ecc.). Non vi è dubbio poi che alcune leggi ad personam possono rivelarsi giuste a prescindere dagli interessi alle quali rispondono; non mi pare però che quelle approvate in questa legislatura facciano parte della categoria.
5) Garantismo.
      Io una proposta di legge estremamente garantista: l’ho avanzata ma non ha avuto molto successo all’interno del nostro gruppo.
La ripropongo pubblicamente: chi viene accusato e processato (anche senza farsi un giorno di galera o arresti domiciliari) per reati gravi (dal forte e sentito disvalore sociale) ed alla fine risulta innocente deve essere risarcito (dallo Stato non dal p.m. o dal giudice) per il danno subito (del processo e del disonore) quando con la sua condotta egli non abbia in alcun modo dato origine alle accuse mossegli (per intenderci il politico non potrà essere risarcito anche se considerato innocente se egli frequentava abitualmente mafiosi). Ovviamente questa è l’idea rozza che potrebbe essere modellata e “raffinata” sull’esempio del danno per l’ingiusta detenzione.
Questa misura non solo sarebbe sacrosanta nei confronti di chi ingiustamente è stato accusato (caso francese da te citato, Di Pisa, ecc.) e magari ha avuto la carriera e la vita distrutte ma rappresenterebbe anche un argine nei confronti di quei p.m. che a volte con facilità mettono sotto processo le persone.
6) Contraddittorio.
Io di invitare Cuffaro, Mannino o Contrada non me la sento proprio, però, come direttore della scuola, ti dò ufficialmente e formalmente in “subappalto” per l’anno prossimo una data.
Elabora, scegli il tema, invita chi vuoi ed esegui.
Io ti appoggio in pieno e verrò a seguirti con grande interesse. Sarà sicuramente un’occasione di confronto e di arricchimento per tutti noi
A questo punto non puoi sottrarti. Quando si fa una critica poi bisogna sopportarne i costi altrimenti è troppo facile.
In poche parole, hai voluto la bicicletta …..

Con stima e simpatia 

Alessandro Benedetti

 



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